29 Novembre 2020

I Grandangoli

Visione a 360 gradi

Paziente immune # 1 (racconto)

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Pubblichiamo con piacere un racconto del nostro amico Dario Morandi,  molto ben inserito, nelle vicende che viviamo in questi giorno, sperando che sia un ulteriore spunto di ragionamento :

Paziente immune # 1

Molto bene Sig. Rossi, come si sente oggi?»

Non mi ci volle molto per odiare quella voce metallica, filtrata dall’altoparlante integrato nel casco della sua tuta protettiva. Più che altro detestavo quel loro tono così costantemente allarmato, come se in qualche modo gli avessi fatto capire che era mia intenzione saltargli addosso da un momento all’altro per aggredirli. E per andare dove, di grazia? Da quando ero stato prelevato con la forza da casa mia, ero stato sballottato come un pacco postale in almeno tre diversi ospedali e altrettante stanze di contenimento. No, non c’era rimasto nessun posto dove andare, e ad essere del tutto sinceri, non ci volle nemmeno troppa forza per “costringermi” a seguirli, il mondo era crollato nel caos già da quasi due mesi e procurarsi scorte alimentari diventava di giorno in giorno più difficile. È vero che questi macellai mi avevano prelevato tutto il sangue che era possibile togliermi, ma almeno in cambio avevo garantiti tre pasti al giorno, abbastanza abbondanti e la sicurezza di non essere aggredito in casa mia da qualche disperato in cerca di cibo o altri beni di prima necessità.

Lo so, non c’è bisogno che me lo sottolineate voi, in questo modo sto accettando la mia condizione di schiavo, sto barattando la mia libertà con la sicurezza né più né meno di come fa il cane che ha dimenticato che una volta era un lupo. Ma scusate, cosa abbiamo fatto quasi tutti noi per tutta la nostra vita? Non abbiamo forse scambiato la nostra libertà per uno stipendio, le vacanze in agosto, un mutuo e (forse) una pensione? Con molta probabilità non saremmo mai arrivati a questo punto se ciò non fosse vero.

Ma non sono qui per recriminare, né tanto meno per giudicare, ognuno ha da compiere il proprio percorso di vita e imparare le proprie lezioni.

«Sbaglio o la vedo più pimpante del solito, c’è qualche motivo che non conosciamo e che potrebbe esserci utile?» Mi chiese il misterioso ricercatore con malcelata indifferenza. Ma non era vero, in realtà mi sentivo come tutti gli altri giorni, e tutto sommato riuscivo a rimanere abbastanza rilassato e tranquillo. «Non ho nulla da aggiungere, mi dispiace. Avete già rivoltato la mia vita come un calzino più e più volte, mi avete prelevato tanto di quel sangue e fatto tanti di quegli esami da bastarvi per i prossimi dieci anni.» Il medico, nascosto nella sua tuta protettiva azzurrognola, e del quale non conoscevo nemmeno il nome (avevo smesso di chiederlo dopo i primi 20 dottori che si erano alternati a esaminare il mio caso), mi osservava da dietro la sua visiera con gli occhi talmente sgranati che ero certo sarebbero usciti dalle loro orbite da un momento all’altro.

«Piuttosto» continuai col solito tono di voce pacato e rilassato che avevo imparato ad usare per non creare allarmismi, «nessuno ancora mi ha detto nulla riguardo i risultati degli esami che mi avete fatto, non dico che voglio conoscere il responso di tutti, ma almeno i più importanti. Capisco anch’io che sono materie complicate e che non essendo un medico, potrei fare fatica a capire, ma vi sarei davvero grato se poteste darmi qualche indicazione, anche minima della situazione.»

A queste parole, lo studioso si affrettò a posare il vassoio con il mio pranzo e fece istintivamente un passo indietro. Era visibilmente spaventato ma fece ugualmente uno sforzo per dirmi qualcosa. Lo apprezzai molto. «Purtroppo Sig. Rossi, non siamo ancora riusciti a isolare un solo singolo elemento che possa in qualche modo spiegare la sua immunità. Sia i globuli bianchi che i globuli rossi sono nella norma, e così le piastrine e i linfociti non presentano anomalie. Anche tutti gli esami delle sue attività cerebrali non hanno evidenziato parametri al di fuori della norma, il suo sonno è assolutamente normale, con un’attività onirica regolare e nella media per un uomo della sua età e… » «Nel mondo là fuori» dissi io indicando con un cenno la porta, «come stanno andando le cose?» La mia interruzione e improvvisa domanda lo spiazzò. «Non molto bene Sig. Rossi. Al momento siamo alla ricerca di persone come lei, sarebbe molto importante trovarne anche una sola. Questo ci permetterebbe di avere dei confronti sui quali lavorare, ma per il momento, con lei solo, procediamo alla cieca.» Io lo guardai accennando un sorriso. «Però non ha risposto alla mia domanda. Com’è la situazione nelle strade, come si è organizzata la gente comune? E la politica, cosa fa per risolvere, o almeno arginare l’emergenza? Quando ripartiranno le attività commerciali, quali aiuti lo Stato è in grado di mettere in campo?» A ogni mia domanda, sembrava che i suoi occhi si aprissero sempre di più, certamente era una mia impressione, ma non avrei mai immaginato che un essere umano potesse avere uno sguardo così aperto, in altre circostanze sarebbe potuto essere persino comico.

Non so come si risolverà questa situazione, so solo che si risolverà, in un modo o nell’altro. Non è cieca fiducia la mia, è solo una considerazione basata sui fatti e i fatti sono che già in passato l’intera umanità ha dovuto far fronte a profonde e spesso drammatiche crisi. E, anche se con le ossa un po’ rotte, ne è sempre uscita. Purtroppo è vero che in ognuna di quelle occasioni, tante vittime innocenti sono rimaste sul campo, ma l’umanità nel suo insieme ha trovato il modo di andare avanti. Ecco perché mi trovo qui ora, nel totale isolamento di questa stanza d’ospedale ermetica e sigillata, a scrivere “le mie memorie” e la mia personale testimonianza di quanto è accaduto fin dal principio e di come la pandemia ci abbia colpiti tutti.

Credo che in principio, nessuno ci abbia fatto caso, quando le disgrazie arrivano da lontano, le apprendiamo tutti con un certo distacco. Certo, se lo chiedeste i giro, chiunque si direbbe triste per quel terremoto in Messico dove sono morte migliaia di persone, ma quel doveroso dispiacere di circostanza solitamente si dissolve abbastanza in fretta allorché il primo cretino non ci da la precedenza all’incrocio, o se non troviamo la nostra marca di biscotti preferiti al supermercato. Chi conosce davvero paesi così lontani? Nemmeno chi ha avuto l’opportunità di recarvisi per le vacanze, può dire di averli vissuti nella loro intima realtà. Anch’io sono stato in Egitto, ma dubito che la mia condizione di villeggiante al Resort “cinque stelle superior” fosse in qualche modo paragonabile a quella di un qualsiasi ambulante indigeno. Quindi, quando iniziarono ad arrivare le prime notizie di quella epidemia scoppiata in Cina, scommetto i miei prossimi 5 pasti che in pochi ci fecero caso, e la posta sale a 10 pasti se qualcuno sa dirmi quali sono i paesi confinanti con la Cina. È vero che io non sono mai stato una cima in geografia, ma se anche non tutti sono ignoranti come il sottoscritto in quella materia, dubito che sarebbero in molti quelli in grado di rispondere correttamente. Questo per sottolineare un fatto, e cioè che quando una disgrazia riguarda un paese così lontano da trovarsi nell’altro lato del mondo, ci lascia sostanzialmente indifferenti.

Questo accade perché il più delle volte, quello che succede nell’altra parte del mondo non tocca direttamente le nostre vite, sono bruciati migliaia di ettari di boschi in Australia? Ok, mi dispiace per loro, ma questa sera alle 20 c’è il derby in tv. Egoismo? Assolutamente si, ma è così che funziona il mondo. Questa volta però il cerino ha appiccato un incendio che è arrivato a bruciare anche le nostra chiappe e si è dilagato con una velocità sorprendente.

Ricordo che in principio perfino il governo cercò di minimizzare la situazione, ma non ci volle molto affinché si decidesse di isolare le zone più vulnerabili, limitando gli spostamenti degli abitanti dei comuni colpiti da questa “onda anomala”. Molti scapparono la sera stessa verso i luoghi di villeggiatura, nelle seconde case, ma si rivelò ben presto una mossa inutile, perché nel giro di nemmeno una settimana il governo decise di mettere in quarantena tutto il paese. Dal momento in cui sono stato gentilmente invitato a seguire i medici che mi hanno prelevato a casa mia, le limitazioni negli spostamenti era pressoché totale e si poteva uscire di casa solo per motivi di dimostrata necessità, come andare a fare la spesa, e solo provvisti di autocertificazione firmata.

Non so quanto i media abbiano contribuito all’acuirsi della diffusione ma se dovessi scommettere tutti i miei pasti, direi che ne sono stati i principali artefici. Atene fu distrutta dalla paura della peste, non dalla peste.” Così ebbe a scrivere Tucidide e non posso che sentirmi in sintonia col suo pensiero.

«Sig. Rossi, va tutto bene? Mi ha fatto una domanda poi il suo sguardo si è perso nel vuoto. Voleva sapere come procedono le cose fuori di qui, giusto?» Mi ridestai in fretta «Si mi scusi, per un attimo sono tornato con la memoria ai giorni immediatamente antecedenti il mio “ricovero”» Mi misi in attesa della sua risposta, si vedeva che faceva un grande sforzo per soddisfare la mia curiosità e concedergli tutta la mia attenzione era il minimo che potessi fare.

«In realtà non c’è molto da dire, quando Lei è stato portato in questa clinica privata, il panico era già diffuso a tutti i livelli della società, fino a toccare le più alte cariche dello Stato. Il Parlamento ormai si riunisce per lavorare una sola volta alla settimana e cosa combinino in quella veloce riunione, nessuno lo sa. Ormai si va avanti a decreti letti giornalmente dal Presidente del Consiglio e mandati in onda suoi social. La confusione è totale, e diventa sempre più difficile capire a chi dare retta, c’è chi dice che queste restrizioni sono anticostituzionali, chi invece ti urla di stare chiuso in casa anche quando vai a ritirare la posta nella cassetta in fondo al viale. Le stesse forze dell’ordine, in preda al panico agiscono nella più totale discrezionalità e qualcuno ha avuto persino il coraggio di multare dei “senza tetto” perché non stavano a casa. Ormai l’unico modo che abbiamo per comunicare con amici e parenti sono i social ma pensano di oscurare anche quelli. Un mostro chiamato panico ha stretto le sue mani ghiacciate intorno al mondo e lei sembra l’unico essere umano sul pianeta – l’unico che io conosca almeno – a esserne immune. Non è giusto, non ce la faccio più a… » Il medico, o il paramedico che fosse, non riuscì più ad andare avanti e fece una cosa che non dimenticherò mai finché campo, si girò verso di me con le lacrime agli occhi e si tolse il casco e la tuta protettiva. «Sono stanco di avere paura Mario.» Nessuno mi aveva mai chiamato per nome e devo ammettere che da quando era iniziata tutta questa storia, mi sentii per la prima volta allarmato. Proseguì «Succeda quel che deve succedere, ma se ha qualcosa da dirmi che può risolvere questa situazione, me la dica ora… prima che sia troppo tardi»

Non so cosa scattò in me in quel momento, forse inconsciamente era questo il segnale che stavo aspettando e le parole mi uscirono tutte d’un fiato come se mi venissero suggerite da un Deus ex Machina e io fossi solo il personaggio di un racconto inventato. «Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno. Questo è il segreto, questa è l’unica cura capace di debellare questa e ogni altra epidemia che ha preso in ostaggio la ragione degli uomini. È la paura che vi fa ammalare, che debilita il vostro cuore e i vostri polmoni. Poi, a cascata arriva tutto il resto, compresi molti medicinali dagli effetti collaterali spesso devastanti, ma in principio è la paura che vi frega. E non è solo un fatto filosofico ma una precisa verità medica e scientifica, ma quasi nessuno di voi vuole prenderla in considerazione.

La paura è utile in natura perché ci permette di evitare i pericoli, ma nessun animale in natura prova paura per più di una manciata di secondi. Purtroppo invece nell’uomo moderno, la paura è uno stato costante del suo essere. Noi oggi abbiamo paura di tutto, di non riuscire a pagare l’ultima bolletta, abbiamo paura di non fare carriera, di non essere abbastanza bravi, o abbastanza belli o abbastanza di successo. E abbiamo paura delle malattie. Abbiamo così tanto sterilizzato noi stessi e il nostro ambiente che un solo starnuto ci fa venire la febbre a 40. Quando ero piccolo io e i bambini portavano ancora i calzoni corti, non le conto nemmeno le volte che sono tornato a casa con le ginocchia sbucciate. Giocavamo a pallone sulla terra, giocavamo a biglie sulla sabbia e ci rotolavamo sui prati eppure – esclusi pochi casi particolari – nessuno della mia generazione si è mai ammalato seriamente. Avevamo un sistema immunitario più forte? Certamente sì, ma principalmente non avevamo paura di tutto come i bambini di oggi, cresciuti sotto una campana di vetro a merendine e programmi tv.

Ormai siamo in preda alla follia più totale e questa follia si chiama paura. Prima di venire qui ho visto scene agghiaccianti di gente che pigiava i tasti dell’ascensore con gli stuzzicadenti per paura di essere contagiati, ma la paura non passa attraverso i polpastrelli, è molto più subdola e spesso ti entra nel cervello direttamente dai notiziari. Non potrete mai fare vaccini contro la paura perché l’unico rimedio si chiama Consapevolezza e non è brevettabile.

Volete non avere più paura? Ricominciate a vivere e vedrete che quel mostro grande quanto un palazzo si ridurrà pian piano alle dimensioni di un topolino. Perché alla fine, l’unica cosa di cui dovremmo aver paura, è la paura stessa.»

Solo in quel momento mi accorsi che al di là del vetro, era in ascolto un piccolo esercito di medici e infermieri che avevano ascoltato attoniti tutto quello che avevo detto. Qualcuno andò via subito dopo con un espressione adirata, altri invece sembravano più rilassati, quasi speranzosi. Per quanto riguarda il mio dottore, fece l’unica cosa che non mi aspettavo ma che giustifica queste poche righe e la testimonianza che state leggendo, si avvicinò a me e senza paura alcuna mi abbracciò. Le sue ultime parole prima di uscire furono queste, «Credo proprio che questa volta abbiamo trovato la Cura. Forse non andrà bene per tutti, ma per molti sì… se avranno il cuore di ascoltare. Grazie.»

Non fui mai più visitato da alcun medico.

FINE