29 Novembre 2020

I Grandangoli

Visione a 360 gradi

Esperimenti sociali

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La maggior parte delle persone comuni credono di vivere in uno stato sociale governato dal caso o da occasionali circostanze di opportunità, una società dove è la massa a decidere della propria vita “democratica” grazie all’esercizio del voto.

In realtà è sempre stata una ristretta élite di potere a dirigere, dove più gli conveniva, il pensiero delle masse appoggiando oggi quel dato leader o finanziando domani quella determinata guerra o persino favorendola. Gli ignari e la massa inconsapevole, riguardo questa verità, saranno portati a pensare che si tratti della solita teoria del complotto ma la verità è che dietro a tutti i principali accadimenti della Storia, almeno dal 1700 in poi, ci sono sempre i soliti nomi e le solite dinastie e solo alcuni irriducibili teorici delle coincidenze potrebbero negare che sia così.

Difficilmente un leader (più o meno carismatico) diventa tale con le sue sole forze o grazie alle sole proprie capacità, in genere quando un determinato personaggio assurge agli onori della cronaca è perché qualcuno ha deciso che quella persona poteva avere accesso ai principali mezzi d’informazione (che comunque appartengono sempre agli stessi gruppi di potere) e non è raro che quella persona o il partito/movimento del quale fa parte, riceva persino dei finanziamenti per crescere e farsi conoscere, accettare e ben volere dalla massa.

Tutto questo non è in alcun modo legato al caso o all’improvvisazione, il potere sa come costruire e dirigere il consenso, e sfrutta e utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per farlo nel modo più efficace.

Molto probabilmente il primo studio serio sul comportamento delle masse, lo eseguì il sociologo francese Gustave Le Bon nel 1895 col suo trattato “La psicologia delle folle”. In quest’opera, lo studioso “analizza il ruolo delle masse nella società del tempo, a cui attribuisce un’accezione ambivalente, manifestatasi nel corso della storia. Secondo Le Bon, le folle facilmente sono condotte a farsi uccidere per il trionfo di una fede, di un ideale e altrettanto facilmente possono essere condotte agli atti più vili e bassi.” (Wikipedia)

Tale opera fu talmente importante ed ebbe un impatto così forte sullo studio della psicologia delle masse da interessare persino (si dice) capi di stato come Mussolini e Hitler.

Naturalmente quel primo lavoro diede l’avvio a numerosissime altre ricerche che si mossero in tal senso – ricordo in questa sede il sinistro lavoro del famigerato Istituto Tavistock – e qui voglio riportare tre dei più importanti e famosi “esperimenti sociali” che ebbero luogo esattamente a dieci anni di distanza uno dall’altro.

[Per “esperimento sociale”, si intende quell’atto di osservare e registrare i comportamenti di un gruppo di persone (una alla volta o più individui contemporaneamente) che sono coinvolte inconsapevolmente in una messa in scena più o meno estrema.]

Il primo studio che voglio prendere in esame è conosciuto come “Esperimento di Asch” e fu ideato e realizzato dallo psicologo polacco Solomon Asch nel 1951. L’esperimento si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi.(Wikipedia)

Esperimenti sociali

Esperimento di Asch

In questa prova, si presentava a otto soggetti una scheda A con tre linee rette di diversa lunghezza e una scheda B con una sola linea identica ad una delle tre rette della prima scheda e si chiedeva a quale delle tre linee della prima scheda, fosse uguale per lunghezza la retta della seconda scheda. Dopo una serie di risposte corrette, sette soggetti del gruppo, complici del team di studiosi, iniziarono a fornire di proposito risposte errate e così si potè osservare che nella maggior parte dei casi, l’ottavo soggetto (che era l’unico vero oggetto dell’esperimento e che si lasciava rispondere per ultimo) tendeva a “conformarsi” al gruppo dando anch’egli una risposta palesemente sbagliata pur sapendo che non fosse corretta. In sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicitata dalla maggioranza. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire.

Nell’esperimento originale di Asch, il 25% dei partecipanti non si conformò alla maggioranza, ma il 76% si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo (ed il 5% dei soggetti si adeguò ad ogni singola ripetizione della prova). (Wikipedia)

Esattamente dieci anni dopo (1961), lo psicologo statunitense Stanley Milgram – il quale prese abbondantemente spunto dagli studi di Solomon Asch – realizza un altro interessantissimo esperimento sociale il cui obiettivo era lo studio del comportamento di svariati soggetti posti sotto pressione da una figura d’autorità.

Esperimenti sociali

Esperimento di Milgram

In questo studio venivano coinvolti due soggetti ai quali veniva assegnato uno specifico compito. Il primo soggetto – che era l’unico vero e inconsapevole oggetto dell’esperimento – doveva porre delle domande a un secondo soggetto, che si trovava in una stanza attigua e seduto su una sedia con degli elettrodi che dovevano presumibilmente dare la scossa elettrica.

La prova consisteva nell’infliggere una scossa di corrente via via più alta, ogni volta che il secondo soggetto – il quale poteva essere udito ma non visto – sbagliava una risposta. Ovviamente (per fortuna aggiungo) il secondo soggetto non riceveva nessuna scossa ma era solo un complice che fingeva di subire tale punizione. La cosa sconvolgente di questo esperimento, era che verso la fine della prova, quando le scosse si presumeva fossero così alte da causare lo svenimento (finto) del mal capitato, la maggior parte delle “cavie”, alla autorevole e perentoria insistenza dello sperimentatore – che in quel caso rappresentava l’autorità scientifica – proseguivano nel torturare la vittima, anche se questo significava violare pesantemente i propri valori morali. In pratica le inconsapevoli cavie di questo esperimento, venivano spinte all’obbedienza di una figura di autorità considerata legittima, fino a raggiungere il così detto stato eteronomico, cioè quella condizione nella quale un individuo agisce ricevendo fuori da sé stesso la norma e la ragione della propria azione, ovvero attribuendone dunque la colpa, la responsabilità, la vergogna ecc. ad altri all’infuori di sé (questo termine è storicamente attribuito al filosofo Immanuel Kant).

Esperimento Effetto Lucifero

Effetto Lucifero

Il terzo esperimento, forse il più famoso dei tre (tanto da avere ispirato fino ad ben oggi 4 film), si svolse nei sotterranei della Stanford University a Palo Alto nel 1971 e coinvolse 24 ignari studenti, monitorati da un team di ricercatori diretti dal Professor Philip Zimbardo. In pratica queste persone vennero divise in due gruppi da 12 ai quali fu assegnato rispettivamente il ruolo di carcerati e di guardie e i ricercatori avrebbero dovuto annotare tutte le dinamiche di questo “gioco di ruolo” e determinare così quali sono i condizionamenti che agiscono sul nostro comportamento in base al ruolo sociale e alla posizione che occupiamo. L’esperimento ebbe fin troppo “successo” e fu sospeso dopo soli 6 giorni perché i partecipanti si erano talmente calati nel proprio ruolo da creare situazioni nelle quali le (finte) guardie infliggevano punizioni corporali ai (finti) detenuti i quali, giunti all’esasperazione, tentarono persino una rivolta e un’evasione.

In pratica la prigione (finta), nell’esperienza psicologica vissuta dai soggetti di entrambi i gruppi, era diventata una prigione vera. Non a caso il Professor Zimbardo nominò questo esperimento Effetto Lucifero (che è anche il titolo dell’ultimo film che si è ispirato allo studio). Molto evocativo direi.

[Per chi fosse interessato ai particolari di tutti questi esperimenti, in rete si trova per ognuno un’abbondante documentazione]

In pratica, ognuno di questi studi ha provato al di la di qualsiasi ragionevole dubbio che la mente umana è malleabile e condizionabile, sia che si tratti di un singolo soggetto sia quando (ma forse soprattutto) quando i soggetti interessati sono molti.

In questo senso, gli esperimenti sociali non sono mai terminati.

Non c’è bisogno di ricorrere al solito complottismo per capire che tutti i gruppi di potere o d’interesse si sono sempre avvantaggiati di determinate conoscenze. Un esempio banale sono le pubblicità e la disposizione dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. In generale si crede che più o meno le cose siano organizzate secondo semplici criteri di comodità ma la realtà è che sia tutte le pubblicità che la apparente banale disposizione delle merci nei supermercati, sono studiati in modo da spingere il consumatore (perché per “loro” è questo che noi siamo) a scegliere determinati prodotti piuttosto che altri attraverso precise stimolazioni sensoriali dove forme, suoni e colori hanno un ruolo preciso.

Insomma la verità è che da parecchi anni ci studiano, studiano la nostra psicologia e osservano il nostro comportamento esattamente come si fa come i topi in gabbia e a decidere se premiarci col pezzo di formaggio o se punirci con la scossa elettrica, sono sempre “loro”.

Sono convinto che il collasso del sistema sanitario (ampiamente previsto dopo anni di tagli) sia reale, ma che sia stato determinato in primo luogo dalla paura, quella stessa paura che nel 1938 intasò i Pronto Soccorso di mezza America (e anche qualche suicidio) a seguito dello sceneggiato radiofonico “La guerra dei mondi”, di H.G. Wells, interpretato dal commediografo americano Orson Welles.

Per quanto possa apparire incredibile alla maggior parte delle cavie inconsapevoli, ci stanno studiando anche adesso, proprio in questi giorni con questa presunta emergenza sanitaria chiamata “corona virus”. Anzi forse stanno proprio testando il nostro grado di accettazione e sopportazione della limitazione di libertà individuale. E purtroppo devo constatare che, dal loro punto di vista, l’esperimento è perfettamente riuscito.

Dario Morandi

Estratto da Altrogiornale.org


Flat è il libro di Dario MorandiDario Morandi è nato a Milano il primo dicembre del 1969. Nel contempo introverso e ribelle, mal si adatta al regime scolastico tradizionale preferendo un percorso educativo e didattico indipendente. Grazie a un amore innato per la lettura e a una insaziabile curiosità, nel suo percorso di crescita che si potrebbe definire “gnostico”, legge centinaia di libri dai generi e dagli argomenti più disparati: dal romanzo di intrattenimento fino ai saggi di divulgazione filosofica e scientifica. Nel 1993 si trasferisce a Los Angeles, negli Stati Uniti, e frequenta i corsi di musica presso il prestigioso M.I.T. diplomandosi con “Honores” in batteria e percussioni. FLAT è il suo ultimo libro.