21 Ottobre 2020

I Grandangoli

Visione a 360 gradi

Coronavirus. L’ho forse creato io

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Coronavirus. L’ho forse creato io?
di Dario Morandi

Come ben sa chiunque abbia mai provato a fare delle ricerche in rete su un qualsiasi argomento, in internet si trova di tutto e il contrario di tutto, quindi non è quasi mai possibile giungere a una verità assoluta di un dato argomento o accadimento. L’una cosa che possiamo fare è raccogliere quante più informazioni possibile e, con un lavoro di confronto e ragionamento, cercare (almeno) di avvicinarci alla verità. Consapevoli tra l’altro del fatto che, spesse volte, quando si cerca di capire e svelare le oscure trame che si intrecciano a certi livelli di potere, il tentativo di capirci davvero qualcosa è un’impresa improba.

Figuriamoci quando le ricerche o le domande alle quali cerchiamo di dare una risposta, sono più esistenziali e filosofiche che storiche, politiche, scientifiche o di mera attualità.
Negli ultimi anni della mia vita, mi sono andato convincendo sempre più (questo in forza di svariate e reiterate prove e circostanze) che, qualsiasi sia la situazione “esterna”, noi abbiamo la capacità, la possibilità e il potere di gestire la nostra vita e gli accadimenti in essa contenuti e che noi siamo gli unici veri responsabili per quello che ci accade, nel bene come nel male. Sono assolutamente consapevole delle resistenze che un’affermazione del genere, suscita nella maggior parte delle persone e questo perché in parte queste sono anche le mie resistenze. Sento già le prime obiezioni, “Ma come, anche il bambino morto investito dall’auto, lo ha scelto lui?”, oppure, “Vuoi dirmi che quel poveraccio che ha perso il lavoro e si è suicidato, lo ha scelto lui?”, o ancora, “Non accetterò mai l’idea che quella mia amica si sia ammalata di cancro per sua scelta”, ecc. ecc.

Queste sono tutte obiezioni più che legittime, ma l’errore di valutazione di quella mia precedente asserzione, nasce da un equivoco di fondo, quando io dico che siamo gli unici responsabili della nostra “storia” e di quello che ci accade, non intendo affermare che noi scegliamo consapevolmente le nostre gioie o le nostre disgrazie. Ed è proprio qui che sta il punto e “Consapevolezza” è la parola chiave. Purtroppo per quasi tutto il nostro tempo e per molti per tutto il tempo, noi non siamo minimamente consapevoli della realtà nella quale ci muoviamo. Sì certo, possiamo guardare tutti i telegiornali, leggere dieci quotidiani al giorno, guardare video in rete e fare ricerche, ma se non siamo “presenti a noi stessi”, se non siamo realmente consapevoli della nostra essenza, saremo sempre in ostaggio delle nostre emozioni e dei nostri pensieri.

La fregatura in questo caso, risiede nel fatto che quelli che noi crediamo essere le nostre emozioni e i nostri pensieri, non sono davvero nostri. Il filosofo e pensatore armeno Georges Gurdjieff, utilizzò una metafora molto efficace per esporre la nostra effettiva condizione di esseri pensanti ma non coscienti conosciuta appunto come “La metafora della carrozza di Gurdjieff”. In questa metafora il maestro Esoterista paragona l’essere umano ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero. Un veicolo definito carrozza che rappresenta il corpo fisico, trainato da cavalli che sono le emozioni, guidato dal cocchiere che è la mente, mentre il passeggero è l’anima (o coscienza).

In questo scenario ciò che accade è che quando l’anima (o coscienza) dorme (il che accade spesso), la direzione la dovrebbe decidere il cocchiere, cioè la mente. Il problema però si complica allorché la mente, spesso confusa, lascia che siano i cavalli, cioè le emozioni a decidere dove portare la carrozza, cioè il corpo. E infatti la maggior parte delle persone lascia che siano i suoi cavalli a decidere dove andare, che significa, quali scelte fare e quali scelte non fare.

Ma queste sono tutte scelte inconsapevoli, oggi in gergo giornalistico diremmo “scelte di pancia”. Quante volte abbiamo sentito questa espressione, “È stato un voto di pancia”, “Ha preso una decisione di pancia” e altre espressioni simili che voglio dire tutte la stessa cosa, cioè che non abbiamo scelto noi, non noi inteso come vera, genuina e presente consapevolezza di sé.
Ci avete mai fatto caso che tutti i notiziari concentrano la quasi totalità della loro attenzione su notizie negative e fatti di cronaca nera? Credete che sia una coincidenza? È evidente che non lo è, e il motivo di ciò risiede nel semplice fatto che una popolazione sempre sotto stress, spaventata e in stato perenne di preoccupazione è più facilmente governabile. E non uso a caso questa parola, “governabile”, chi è che si governa se non le pecore ?

E le pecore obbediscono sempre perché sono spaventate dal cane pastore. Se ieri il popolo aveva paura della bomba atomica, poi è arrivata la paura per il terrorismo. Non si è fatto in tempo a riprenderci dall’11 settembre 2001 che è arrivata la crisi economica e così ci hanno spaventati con lo spread. E se l’economia non ti preoccupa abbastanza, ci pensano le epidemie, oggi è il coronavirus, ma nel recente passato abbiamo avuto la sars, l’aviaria, l’ebola, la meningite, la mucca pazza e chi più ne ha più ne metta. Insomma, non ci deve mai essere pace, non sia mai che si sveglia la Coscienza e decide “lei” che direzione dare alla carrozza e quindi alla nostra vita. E così, quando comanda la paura, cioè i cavalli, cioè le emozioni, quello che ci succede lo abbiamo fatto succedere noi con la nostra “non scelta”, in quanto anche “scegliere di non scegliere” è di per sé una scelta. Quindi se la mia auto sta per finire in una scarpata e io scelgo di non frenare o di non sterzare, non posso poi dare la colpa dell’incidente alla mala sorte perché in qualche modo ho scelto io, non facendo niente, che quella circostanza si determinasse.

Oggi purtroppo la maggior parte delle persone è abituata a delegare tutte le questioni più importanti per la propria vita ad altri, deleghiamo la nostra salute ai farmaci senza prenderci la responsabilità della nostra salute, deleghiamo i politici della gestione della nostra vita sociale senza prenderci la responsabilità di fare qualcosa in prima persona per risolvere i problemi, o meglio ancora cercare di non crearne di nuovi, e deleghiamo i mass-media per la nostra informazione e quello che conosciamo del mondo senza prenderci la responsabilità di verificare se quanto ci viene raccontato è almeno verosimile oppure no.

Posso testimoniare di persona che un certo tipo di “lavoro su di sé” (anche se questa espressione che suona molto “newegiana” non mi piace in modo particolare) ci permettere di dirigere in qualche modo la nostra vita, e se non ci protegge in senso assoluto da tutti i guai, per lo meno limita molto i danni. Ora, non è mia intenzione con questo articolo aprire una trattazione sulle tecniche di gestione della realtà e della vita, in libreria e in rete ci sono montagne di volumi che ne parlano approfonditamente e per tutti i gusti, ci basti sapere che tutto è vibrazione, la fisica quantistica ce lo dice da anni, anche il muro di mattoni più solido che possiamo immaginare, nella sua essenza più profonda è formato da atomi che, come sappiamo, sono per lo più spazio vuoto (bensì il 99,99%). E siccome tutta la materia è vibrazione, questa risponde per risonanza, alle vibrazioni adiacenti… esattamente come fanno due diapason che suonano la stessa nota. Anche i nostri corpi e i nostri pensieri fanno parte di questo oceano infinito di vibrazioni che è la nostra realtà, ed esattamente come accade per i diapason, anche noi attiriamo per risonanza nella nostra vita/realtà, determinate circostanze piuttosto che altre.

Tutto ciò ovviamente è bellissimo, anzi stupendo e ci apre un universo sconfinato di possibilità… nel piccolo.
Ma perché nel piccolo, cioè solo nella realtà a noi adiacente? Perché quando allarghiamo l’area d’influenza della nostra Coscienza e dei nostri pensieri, le regole sembrano cambiare un po’. Quando abbiamo a che fare con quella che Carl Gustav Jung chiama la “Coscienza collettiva” , entrano in gioco dinamiche più complesse. Quando un intero territorio viene interessato da un violento terremoto è chiaro che non possiamo affermare che tutte le persone interessate si sono trovate lì perché hanno scelto o non scelto di restare, ma in qualche modo, milioni di micro decisioni lungo tutta la catena della vita hanno determinato la loro presenza durante il verificarsi di quella circostanza (badate bene che io non ho mai scritto la parola “colpa” e non ho MAI sostenuto che qualcosa accade per “colpa” di qualcos’altro o di qualcuno.

Il senso di colpa è un’invenzione teologica molto conveniente a certi poteri e non rientra nel quadro generale che sto descrivendo), d’altro canto quante volte abbiamo sentito storie di persone che per motivi del tutto eccezionali, hanno perso proprio quell’aereo che poi sarebbe precipitato. So che molti preferiscono credere alle coincidenze e per me va bene così, per tutti gli altri, sappiamo che di fatto le coincidenze non esistono. E comunque a tutti è capitato di pensare a una persona che non si sentiva da tempo e poco dopo ricevere una sua telefonata e siccome Agatha Christie diceva che “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, direi che di prove che “nulla accade per caso”, ne abbiamo più che a sufficienza.

Dicevo tuttavia che nel “macro”, le cose sembrano funzionare diversamente e mi riferisco alla nostra situazione attuale. Il potere finanziario sembra prendere sempre più il controllo delle nostre vite, il Grande Fratello è sempre più presente e pervasivo, viviamo in città disseminate di telecamere che ci riprendono 24 ore su 24, l’uso del contante è limitato al minimo e ogni nostro acquisto è esaminato, valutato e archiviato nella memoria infinita del web. Siamo spinti un giorno sì e l’altro pure a vaccinarci e a considerare conveniente l’inserimento di un microchip sottocutaneo, così non dovremo più preoccuparci di memorizzare il numero di conto corrente. La globalizzazione ha consumato, inquinato e distrutto tutto quello che si poteva consumare, inquinare e distruggere, i mari hanno perso molta della loro pescosità e le grandi foreste scompaiono a ritmi vertiginosi. Si spendono miliardi per campagne informative sul così detto riscaldamento globale a causa antropica (mai davvero dimostrato), ma nessuno dice niente sulla geo-ingegneria (altrimenti conosciuta come scie chimiche) o i danni ambientali causati dagli allevamenti intensivi.

Insomma, il così detto NWO (New World Order; Nuovo Ordine Mondiale) è sempre più una realtà nelle nostre vite e ogni giorno che passa viene erosa un po’ della nostra già precaria libertà. Eppure io non ho mai scelto tutto questo, non ho mai voluto tutto questo, nei mei esercizi di Consapevolezza ho sempre cercato di dirigere io la Carrozza, cioè il corpo, cioè la materia, cioè la realtà. Non voto da anni, non partecipo in modo sfrenato alla corsa al consumismo e seguo persino un’alimentazione a base vegetale. Sono tutt’ora portato a pensare che tutto andrà sempre per il meglio e “lavoro” per realizzare quello “scenario” nella mia vita. Eppure vedo materializzarsi davanti i miei occhi, e in queste settimane di paura da coronavirus ancora di più, quella che sta assumendo sempre più i contorni di una dittatura globale. Tranne i supermercati e i centri commerciali, tutte le altre attività sono state bloccate con fortissimi danni all’economia, c’è in giro una psicosi da contagio che non s’è mai vista dai tempi della peste di manzoniana memoria, e questo nonostante che le percentuali di un effettivo rischio per la propria salute siano ridicole.

È notizia di questi giorni l’arrivo in Europa 3di 0 mila soldati americani e non si capisce per quale scopo (ufficialmente per una normale esercitazione), ma di sicuro per nulla di buono. Insomma, nonostante nel “micro” io riesca a gestire la mia vita con una certa soddisfazione, nel “macro” le cose sembrano essere completamente al di fuori del mio controllo.
Ovviamente ho cercato di dare una spiegazione a questa discrepanza di situazioni e per fare ciò, ho ideato a mia volta una metafora nella quale è come se tutti noi (per tutti noi intendo l’umanità) ci trovassimo passeggeri su un treno (il treno è la società intesa come corpo sociale) e all’interno di questo treno possiamo fare quello che vogliamo, sceglierci la carrozza più bella e lussuosa oppure quelle di terza classe più scomode e infondo al convoglio.

Possiamo decidere se avere il servizio in cuccetta o se spalare il carbone. Tuttavia, a meno di un risveglio generale, non possiamo decidere, come coscienza collettiva, la direzione del treno perché quella è decisa da qualcun altro.
Ed è qui il punto chiave, “a meno di un risveglio generale” ed ecco il motivo per cui approfitto di questi giorni di blocco coatto, per fare qualcosa di utile e, nel mio piccolo, cercare di contribuire con questi miei articoli, al realizzarsi di quel risveglio. Come spiegavo nel mio precedente articolo “Il NWO ha già vinto, occorre cambiare strategia”, il potere in cima alla piramide non lo si può combattere, ormai è troppo incancrenito e radicato in ogni più singolo aspetto della nostra vita, ma se noi sviluppiamo il potere della decisione (e non c’è nulla di magico in questo) Cosciente e consapevole, inizialmente anche solo per imparare a gestire la nostra vita nel “micro”, io sono certo che questo alla fine avrà delle ripercussioni anche sul “macro”. Quando cioè la maggior parte dei passeggeri del treno si saranno svegliati, prendendo consapevolezza del viaggio, allora forse potremo licenziare i macchinisti, cioè l’élite, e decidere finalmente noi in che direzione andare.

È un’idea come un’altra. Qualcuno sostiene che tutto questo non è altro che un sogno e ogni cosa di questo sogno è creata da me che sto scrivendo, quindi in ogni caso tutto andrà bene perché anche i sogni più angoscianti prima o poi finiscono e ci si sveglia, ma intanto io ho creato voi che state leggendo, ho creato l’élite mondialista, ho creato il NWO, le scie chimiche e tutto il resto.

Per concludere, non so esattamente dove sia stato creato questo coronavirus, se in Canada, se negli Stati Uniti, se in un laboratorio in Cina o se in un mercato della città di Wuhan ma se davvero tutto questo è un sogno creato da me continuerò a lavorare affinché finisca o cambi al più presto possibile, con l’intima speranza che facciano lo stesso anche tutti i sognatori che mi hanno letto fino a questo punto.

Dario Morandi

https://youtu.be/h2M1G-TWB88

Flat è il libro di Dario MorandiDario Morandi è nato a Milano il primo dicembre del 1969. Nel contempo introverso e ribelle, mal si adatta al regime scolastico tradizionale preferendo un percorso educativo e didattico indipendente. Grazie a un amore innato per la lettura e a una insaziabile curiosità, nel suo percorso di crescita che si potrebbe definire “gnostico”, legge centinaia di libri dai generi e dagli argomenti più disparati: dal romanzo di intrattenimento fino ai saggi di divulgazione filosofica e scientifica. Nel 1993 si trasferisce a Los Angeles, negli Stati Uniti, e frequenta i corsi di musica presso il prestigioso M.I.T. diplomandosi con “Honores” in batteria e percussioni. FLAT è il suo ultimo libro.